Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Tutto effimero,
sia il soggetto che ricorda,
sia il soggetto ricordato.
Ricordi, Marco Aurelio
Il volo di linea di Alessandro atterrò con un’ora di ritardo all’aeroporto internazionale di Harare. Lupo aveva finalmente convinto il suo amico a trascorrere qualche settimana di vacanza con lui. Era la metà di agosto e circa undici mesi erano trascorsi dal loro ultimo incontro a Milano, e i nostri due amici erano molto contenti di potersi finalmente riabbracciare.
Quella sera ebbero tante e tante cose da raccontarsi. Lupo era impaziente di far conoscere al suo amico la città, la sua casa, tutte le persone, i luoghi e le cose di cui in tutti quei mesi gli aveva parlato nel fitto scambio di email che avevano sempre mantenuto. Così come non vedeva l’ora di fargli conoscere Alan, di cui gli aveva molto parlato. A questo proposito aveva già organizzato una serata da trascorrere tutti e tre insieme. Sarebbero andati in aereo nel locale sul lago Kariba, dove la buona birra scorre a fiumi e il tempo conta meno di niente. Alessandro invece lo aggiornò sulle ultime vicissitudini della sua separazione da Corinna.
Per Alessandro quella era la prima Africa subequatoriale. Tutto gli era nuovo e strano. Come spesso accade in questi casi, si sentiva da un lato affascinato e dall’altro spaventato da mille pericoli, alcuni reali, altri procurati dall’immaginazione. Con un certo sollievo osservava che si aspettava di arrivare in luoghi più primitivi, più selvaggi, con meno civilizzazione, insomma, e Lupo gli faceva notare che la capitale dello Zimbabwe era tra i luoghi più addomesticati che si potessero trovare in questa regione dell’Africa. Lo stesso si poteva dire per tutto il resto del paese, fatta eccezione per zone particolari, come la valle dello Zambesi, dove si poteva sperimentare la più profonda e selvaggia delle Afriche.
“Questa sera conviene andare a dormire per tempo, Ale, domani sarà una giornata lunga e faticosa, vedrai. Alan arriverà presto a prenderci, poi in volo raggiungeremo prima le cascate e poi il lago dove assaggerai la migliore bionda di tutta la regione.”
Il giorno successivo, Alan arrivò puntuale e con la sua giovialità e il suo carattere da eterno ragazzo fece subito presa anche su Alessandro. Come previsto, la giornata fu impegnativa, intensa e interminabile, ma finalmente, la sera, dopo una doccia ristoratrice, si ritrovarono al tavolo del pub di fronte a enormi boccali di bionda a commentare il loro avventuroso safari, tra risate liberatrici e battute che consumavano le ultime scariche di adrenalina.
Scendeva bene la birra e più scendeva, più gli animi dei nostri amici lentamente si quietavano, e più si quietavano, più i loro discorsi diventavano grevi, e più i loro pensieri divenivano grevi, più si volgevano verso il lontano ricordo di un remoto focolare, verso un amore perduto, verso chi non è più. E stranamente fu proprio Alan, approfittando del primo attimo di silenzio, a introdurre un discorso serio ponendo fine al susseguirsi di commenti e battute su coccodrilli e ippopotami avvistati mentre attraversavano in canoa lo Zambesi.
“Mi torna in mente la chiacchierata che abbiamo fatto qui l’altra volta, Lupo. Scusami se te ne parlo, ma quella volta sono stato molto triste per te.”
“Non preoccuparti, Alan. Devi sapere che io quasi non riesco a pensare ad altro. Questi pensieri per me sono onnipresenti, qualsiasi cosa io faccia, ovunque io sia, non mi abbandonano mai. E anche se per un attimo mi distraggo e rido o scherzo, loro mi ammoniscono duramente e subito un velo scende sui miei occhi.”
“Di cosa state parlando?” chiese Alessandro.
“L’ultima volta che siamo venuti qui, Lupo mi ha parlato delle sue visioni sulla vita e sulla morte.” spiegò Alan.
“Capisco. Il fatto è che il nostro amico semplicemente non vuole convincersi di non essere altro che una casuale combinazione di atomi, senza nessun particolare significato e senza alcuna finalità se non quella di trasformarsi in continuazione, che per noi si traduce in un continuo aggregarsi e disaggregarsi obbedendo ciecamente a leggi che non comprendiamo perché ci sovrastano. Sarà probabilmente il mio lavoro di chirurgo che mi fa vedere l’uomo come un sofisticato marchingegno chimico, ma una cosa che non riesco a capire è il fatto che noi oggi sappiamo benissimo, per esempio, che i nostri ricordi sono immagazzinati in una proteina chiamata CaMKII, che si dissolverà con la nostra morte e con essa tutti i nostri ricordi spariranno. Allora mi spieghi cosa significa un’eternità priva di ricordi?”
Alan allargò le braccia in una plateale sua tipica posa che esprimeva incredulità ed esclamò: “Oh, my God! Riesci a essere anche più cinico e disincantato di me. Ma voi italiani non dovreste essere cattolici osservanti? Possibile che mi siano capitati gli unici due senza Dio?”
Nel vedere quell’espressione di genuina meraviglia di Alan, risero Alessandro e Lupo e fecero per rispondere insieme, ma Alessandro fece un gesto canzonatorio con la mano, come per dire, lascia rispondere a me, e Lupo divertito e incuriosito lasciò volentieri la parola al suo amico che cominciava a sentire gli effetti della troppa birra.
Alessandro allora si alzò e con fare da nobile settecentesco si portò davanti ad Alan e sempre parodiando abilmente qualche suo lontano e bizzarro avo vissuto a corte di qualche improbabile imperatore esclamò: “Non già noi siamo né cattolici belanti, né teofagi cristiani, né tantomeno osservanti di alcunché. Per sua edotta conoscenza le dirò, mio povero e atterrito amico, che lei è inciampato in due esiziali diavoli in umane sembianze, manifestatisi al vostro cospetto direttamente dalla remota urbe di Dite, laggiù, oltre il quinto cerchio, nell’oltretomba. Lasci che mi presenti, io sono il malvagio uccello Farfarello e accanto a me c’è nientedimeno che il magnifico e temuto Mefistofele, ideatore e creatore con un sol colpo di mefitica tosse, di molteplici universi. Universi a bolle, universi infiniti, universi finiti ma illimitati, ciascuno tuttavia assolutamente parallelo al vostro misero e inospitale universo ancora acerbo, traboccante di reboanti astri che roteano e volteggiano e corrono e rimbalzano come su un viride tappeto da bigliardo. Caro il mio malcapitato e spaurito bipede terrestre che per volare necessita di assordanti marchingegni, noi siamo in peregrinaggio in queste inospitali contrade per farci beffe degli umanelli, perché così ci aggrada, per sollazzarci appena un po’. Prego, posso aver l’onore di conoscere il suo inclito casato?”
Alan, divertito più che mai da quella scena, si alzò anch’egli, fece un vistoso inchino al malvagio uccello e con gesta altrettanto plateali e affettatamente eleganti lo invitò a danzare apostrofandolo con gran sussiego: “Mio caro Farfarello, sono il professor Woland, maestro di magia. Le dirò mio buon malvagio uccello che le caratteristiche androgine di voi demoni mi hanno sempre affascinato, inoltre mi risulta che voi diavoli siate avvezzi a ogni eccesso, e per quanto mi riguarda è proprio quel che ci vuole per una notte folle come questa, in questo remoto luogo dove nessun dio osa mettere il naso.”
Lupo applaudiva e rideva di gusto, ormai ubriaco. “Basta, basta, amici miei, venite a sedervi. Ale, hai finalmente trovato un istrione capace di darti del filo da torcere.”
Alan e Alessandro si sbellicavano dalle risate e ritornarono al loro posto tenendosi l’un l’altro.
“Oh, my God! Erano secoli che non mi divertivo così. Ma a parte gli scherzi, Ale, chiedo a te perché Lupo non mi sembra in grado di rispondere assennatamente, quale promessa di eternità si può aspettare un ateo che abbia rinunciato alle lusinghe delle varie religioni?”
“Beh, caro Alan, lo sai, io sono d’accordo con te, ma il nostro amico non vuole arrendersi. Lui è un poeta e ai poeti, beati loro, tutto è concesso. Conosco Lupo da tanti anni ormai e ho maturato la convinzione che gli artisti hanno la capacità di addentrarsi in spazi inesplorati e di ritornare indietro portando con loro immagini, visioni, suoni, sensazioni, percezioni, non intellegibili dalla ragione, ma comprensibili a chi possiede antenne capaci di ricevere onde emanate da quella facoltà chiamata arte. Frequentando il nostro amico da secoli ho imparato a vedere l’arte come una forma vera e propria di conoscenza del mondo, una sorta di fiuto in grado di attingere a segreti nascosti nel sottosuolo, oltre la realtà visibile. Sono un po’ come dei cani da tartufo. Tornando alla tua domanda, io suppongo che lui parta dalle sue intuizioni e poi cerchi di sostanziarle mettendo insieme tutte le sue conoscenze, riflessioni pseudoscientifiche, congetture filosofiche, vicende a metà tra la leggenda e la storia e ultimamente anche scienze esoteriche che si rifanno alla grande tradizione che parte da Atlantide e attraverso l’Egitto e tutto il Medio Oriente arriva fino a noi. In particolare, devi sapere che è convinto che il segreto della massoneria riguardi in qualche modo l’immortalità del corpo o forse addirittura dell’eternità che lui stesso ricerca.”
Alan rivolse il suo sguardo verso Lupo e si accorse che orami aveva completamente ceduto alla stanchezza, al sonno e dormiva in perfetto equilibrio con la testa appoggiata sul suo pugno chiuso e con il gomito puntato sul tavolo, e disse “Guardalo, dorme il sonno innocente di un bambino.”
La ricerca dell'eternità
Gaetano Tufano