Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
“È notte. Non dormo. Insistentemente mi torna alla mente l’inconsolabile Saffo, le sue Pleiadi e la sua Luna che sparisce e la sua incolmabile solitudine. Anche ora deve essere così, ma non ho animo di andare a vedere. Di notte, felpato e impalpabile, il mistero avvolge tutte le cose. Danza silenzioso ovunque il fremito dell’ignoto e quasi prende corpo. Si muove lungo le pareti e dietro ogni porta, lo percepisci sotto forma di mutevoli ombre avvezze alle ore più profonde e silenziose della notte.
E tu, dove sei? Quanto tempo è passato. Ricordi? Cento anni, forse mille, ma che importanza ha il tempo? Non bisogna dimenticare, e io ricordo tutto. La lunga strada nella notte, solitaria, col cuore tremante mentre ti raggiungevo durante le lunghe corse, nell’attesa delle parole dolcemente soffocate e di quegli occhi così belli e così sfuggenti, che solo tu avevi.
Tutto avrebbe potuto essere diverso. Ma tutto dipende da imponderabili e incalcolabili congiunture. Aprire o non aprire una porta al momento giusto. Dire o non dire una parola attesa, bella e sottile come un bisbiglio. Udire o non udire il rintocco del tempo che ti avverte che il momento è giunto. Vedere o non vedere il senso nascosto delle cose e il loro dispiegarsi. Capire o non capire, per magia di intuito, una circostanza e saperla cavalcare con padronanza. Tutto questo ha un solo nome, il «caso», e non importa se con questo nome si identifichi il fato o la casualità più bieca.
Per noi che non controlliamo né l’uno né l’altro nulla cambia. Ma nulla è stato. Tutto è proseguito come prosegue l’imperituro moto dei pianeti, nel vuoto, in lontananza e nel silenzio più sconcertante. Ma io ricordo. Per quanto provi, non posso scordare il suono ovattato del calmo e sicuro incedere del tuo passo, appena davanti a me, distante pochi irraggiungibili metri.
Per quanto provi, non posso definitivamente affrancare i miei occhi dai tuoi neri lunghi morbidi capelli di seta. Per quanto provi, non posso definitivamente rimuovere dalla mia mente i tuoi occhi bianchi e neri.
Quegli occhi bianchi e neri e pungenti, pungenti come spilli piantati in una memoria indelebile. Una sera non molti giorni or sono ho pensato per te questi versi e con questi voglio consegnarti e relegarti nel più profondo e impenetrabile strato dei miei ricordi.
Passo di pantera
Sferragliare del tram
La nebbia
il freddo
l’odore della nebbia
Il numero tredici
alla Crocetta
all’alba
È tutto quel che rimane.
E voi tutti dove siete? Dove siete tutti voi che non siete più? A volte mi sembra di avvertire la vostra inquieta e carezzevole presenza attorno a me. Bramo, bramo e temo al contempo il vostro incontro. Ci riuniremo, oramai lo so. E sarà come una volta, senza l’assillo del tempo, senza disarmonie.”
La ricerca dell'eternità
Gaetano Tufano