Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
I saggi potranno discutere
se sia stato veramente un lupo
e una volta, forse prima della nascita,
sia stato tramutato per incantesimo
da lupo in uomo, oppure se sia nato uomo
ma con un’anima di lupo,
o se magari questa persuasione,
di essere veramente un lupo,
sia stata una sua fissazione o malattia.
Il lupo della steppa, Herman Hesse
Seduto sull’uscio di casa riposava dopo il lavoro mattutino e il frugale pasto. Lasciava passare le ore più calde prima di riprendere il lavoro. Raramente qualcuno arrivava fino alla sua casa. Si trovava lontano dai sentieri delle passeggiate. Eppure, gli sembrava di sentire il passo lontano, ancora non visibile, di un possibile visitatore. Non era un animale, sono più discreti.
Poco tempo dopo vide sbucare, dal tratturo a cui si congiunge il viottolo che si inerpica fino alla sua baita, un uomo che arrancava faticosamente. Seguì con lo sguardo l’avvicinarsi del forestiero, quando fu abbastanza vicino, si alzò e gli andò incontro per dovere di ospite. Era un anziano prete.
“Buongiorno.”
“Buongiorno a lei, figliolo.” disse, ansimando, l’anziano sacerdote.
“Si è perduto?”
“No, cercavo proprio lei. Tempo fa, mi hanno detto che lei vive qui isolato dal mondo, sono venuto più volte fin quassù, ma non ho mai trovato il suo eremo prima d’ora. Ci tenevo a conoscerla e a portarle la parola di Dio.”
“Mi spiace che abbia fatto tanta fatica e mi dispiace deluderla, sono un ateo impenitente.”
“Proprio per questo sono qui, a lei meno che ad altri deve mancare il conforto dell’amore che Dio nutre per tutte le sue creature.”
Respirò profondamente, Lupo. Il prete sembrava una brava persona ed era molto anziano. Non era il caso di essere scortese.
“Ancora una volta mi spiace deluderla, ma temo di non aver bisogno di alcun conforto. Ma la prego si accomodi, si riposi, salire fin quassù con il suo abito talare di color nero con questo sole deve essere stato molto faticoso. Non ho molto da offrirle, ma sarò lieto di dividere con lei dell’acqua e della frutta.”
“Grazie, accetto volentieri dell’acqua. Lei vive qui da solo, come è possibile? Come può sopportare la lontananza dai suoi simili, la tristezza, le sofferenze, le malattie?”
“Lei ha ragione, i mali di cui lei parla sono insopportabili per tutti quelli che abitano questa remota e dimenticata regione dell’universo, sono laceranti, nessuno dovrebbe soffrire così.”
“E Dio misericordioso non lo vuole”, si affrettò a interromperlo l’anziano prete, “ha promesso ai suoi discepoli di non lasciarli mai soli. Capisco bene che di fronte a questi mali si senta confuso, disorientato e senta forte il bisogno della compassione e della vicinanza di qualche suo simile. Il Signore è vicino ai suoi discepoli e li sostiene inviando loro lo Spirito Consolatore che ci aiuta e conforta. Noi non siamo soli se abbiamo fede in Dio.”18
“Buon uomo, non pensa che se il suo dio avesse voluto salvaguardarci dal male l’avrebbe fatto senza farsi pregare? Nella mia esperienza, i genitori di qualsiasi specie terrestre se vedono i loro figli in difficoltà li aiutano incondizionatamente, in virtù dell’amore che hanno per loro, non aspettano che gli venga richiesto, tantomeno pretendono preghiere e suppliche per salvarli. Inoltre, i mali dai quali i genitori terrestri difendono i loro figli non sono ascrivibili a loro, mentre mi risulta che la vostra Bibbia afferma che è Dio stesso ad assumersi la responsabilità di «fare il bene e provocare la sciagura»19.”
“Lei parla dell’Antico Testamento, ma poi Dio ha mandato suo figlio per redimerci dal peccato originale e attraverso lui ha sofferto le nostre sofferenze. Il Vangelo testimonia che quando Gesù vide piangere Maria per la morte del fratello Lazzaro, colpito da profonda commozione, non poté trattenere le lacrime e scoppiò in pianto.”
“Vede, buon uomo, il suo modo di intendere la Bibbia e i vangeli a mio parere è solamente una fra le tante possibili interpretazioni e per quanto mi riguarda è tra le meno convincenti dal punto di vista storico e da quello del buon senso, senza scomodare nient’altro. Ma la prego non mi faccia dire altro, non desidero entrare in questa sterile discussione. Piuttosto, prenda della frutta, la coltivo io stesso, è priva di qualsiasi pesticida ed è molto buona.”
“Va bene, la ringrazio. Lei mi sembra una persona buona e di buon senso, come può non avvertire la presenza del mistero che ci avvolge? La razionalità non è sufficiente a spiegare tutto, non pensa che qualcosa debba pur esistere al di là delle cose conosciute?”
“Lei non ha tutti i torti, anch’io come lei sono abbastanza persuaso che la sola razionalità non basti, ma questo non ci autorizza a darci spiegazioni senza alcun fondamento, o meglio, possiamo anche darcene, nessuno fortunatamente può vietarcelo, ma in tal caso occorrerà essere onesti e consci che le nostre personali interpretazioni mai potranno pretendere di assurgere a verità, saranno semplicemente le nostre opinioni. Anche sul mistero lei non sbaglia. Avverto prepotentemente il mistero che ci circonda e ci pervade fin dentro le ossa, tutto è mistero, lo so bene. So bene che tutta la conoscenza umana è misera cosa rispetto ai grandi irrisolti misteri. Soprattutto da quando vivo qui, immerso totalmente nella natura, sperimento ogni giorno il mistero della vita che nasce, che si rinnova. Durante le lunghe notti, quando il cielo nero è punteggiato da infiniti occhi che ti guardano, ti scrutano e ti tengono compagnia, senti nei boschi tutt’intorno palpitare la vita, senti infiniti rumori, infiniti respiri, avverti chiaramente ansimare sommessamente la volontà di vita, possente e irriducibile. Altre volte la senti esplodere e gridare piena di vigore, altre ancora urlare disperata. Di giorno, puoi osservare le pianticelle crescere, se stai attento vedi le foglie spuntare lentamente, timidamente, vedi il bosco trasformarsi, ogni giorno diverso dal precedente e mutare profondamente con il mutare delle stagioni. E, dentro di me, infiniti vortici di sensazioni, miscugli indistinguibili di sentimenti, di pensieri mi sovrastano, e la possibilità di controllarli è una pura illusione.
Con gli occhi della mente vedo un susseguirsi di immagini, di visioni non sempre comprensibili, come in un perenne stato di dormiveglia quando l’apparente realtà comincia lentamente a fondersi con sogni e pensieri e immagini provenienti da chissà quali domini dando luogo a uno spazio surreale, metafisico. E di tutti questi effetti fantasmagorici io non ne conosco l’origine, non ne conosco il fine, non ne comprendo il significato, né comprendo che cosa sostanzi tutto questo.
Ma noi umani siamo fatti di tal natura che normalmente non ce ne curiamo, qualsiasi rabberciata spiegazione da ovunque arrivi è bastevole a soddisfare la nostra sete di conoscenza, tutto fa brodo: miti, religioni, sommarie e mal comprese spiegazioni scientifiche il tutto farcito con nostre personali interpretazioni e considerazioni poco o per nulla circostanziate. Sono stufo e stanco di tutto questo inutile chiacchiericcio, caro signore. Sono vecchio e le poche energie che mi restano preferisco non sprecarle inutilmente, scelgo allora di sospendere il giudizio davanti alla potenza del grande mare della vita e cedo senza più oppormi alla deriva, come il fuscello in balìa delle onde. È tempo per me di lasciare alle nuove generazioni l’oneroso compito di continuare la millenaria ricerca mai piegata.
Tornando invece alla sua domanda, anche io ritengo che con tutta probabilità la ragione non sia sufficiente a spiegare tutto, ma sono abbastanza convinto che è per questo motivo che esiste un bellissimo nome, mistero. E penso che di fronte al mistero occorra avere il coraggio di astenersi dall’esprimere opinioni imprudenti, perché chiunque tenti di dargli altri nomi senza spiegarlo, senza risolverlo sta solo sostituendo un affascinante nome con termini meno degni e spesso vuoti di significato. La invito a rifletterci, buon sacerdote, a provare di tanto in tanto ad analizzare le sue conoscenze e laddove non le dovessero sembrare soddisfacenti, tenti anche lei la pratica della nobile arte dell’epochè, vedrà che il suo spirito riguadagnerà una perduta serenità.
Riempire questo baratro con vuote parole, equivale a sostituire un mistero con un altro mistero, spostando semplicemente il problema. Ecco dunque cosa c’è al di là delle cose conosciute: l’ineffabile mistero, e io lo avverto in tutta la sua drammaticità, in tutta la sua spaventosa bellezza, in tutta la sua insanabile disperazione e auspico vi sia un luogo, un porto sicuro per me e per tutti gli sventurati esseri viventi che popolano questo mondo e navigano alla ventura nei suoi perigliosi mari. Dunque, come vede, so benissimo che questo mistero lascia aperto un baratro infinito. So benissimo di non poterlo colmare e temo che nessuno sia in grado di farlo e penso che non per questo qualcuno debba arrogarsi la capacità di colmarlo con significati più oscuri della notte che abita le sue profondità. Apprezzo il tentativo di squarciare questo buio, ammiro il coraggio di chi cerca di colmare questo inquietante abisso calandosi pericolosamente dentro di esso. Io stesso ho desiderato farlo e talvolta ho persino ingenuamente creduto di intravedere qualche lontana debole luce capace di rischiarare i più interni recessi di questo abisso, ma oggi sono stanco e vecchio e come Faust devo ammettere il mio fallimento.
Oggi io non so quale sia la migliore strada da percorrere per proseguire nell’impresa, ma sono abbastanza sicuro che non è quella indicata dalle vostre religioni che appaiono più oscure e incomprensibili del mistero che vogliono spiegare. Allora preferisco, caro signore, lasciare che questo mistero agisca intorno a me e dentro di me con tutto il suo oscuro e raccapricciante fascino. Da bambino avevo paura del buio, da adulto la paura è stata sostituita dalla curiosità, adesso l’ammirazione e la contemplazione hanno preso il posto di entrambe.”
Lupo si fermò di colpo e fu silenzio tra loro, ma le sue ultime parole riecheggiavano nell’aria e lentamente andavano trasformandosi nei suoni della natura, nel cinguettio degli uccelli, nel frinire delle cicale in lontananza, nel frusciare delle foglie mosse dal vento, nell’impercettibile scrosciare del distante ruscello. L’anziano prete cercava nel suo repertorio altre parole, altri argomenti, desiderava forse parlargli del dono della fede, ma osservò Lupo, vide che i suoi occhi guardavano lontano e scorse sul suo volto un leggero sorriso e capì che non avrebbe potuto raggiungerlo con le sue parole, che non lo avrebbe neppure udito, che i suoi pensieri stavano già veleggiando verso azzurre e inviolate lontananze.
La mattina successiva Lupo, come spesso faceva, camminava lungo il crinale della sua collina immerso nei suoi pensieri. Troppo tardi si accorse che un lupo gli si parava davanti. Era un bell’esemplare, fiero e solitario. Si fermò Lupo dapprima spaventato, ma subito dopo fu ammirato dalla bellezza dell’animale. Anche il lupo si fermò per capire le intenzioni di Lupo, ma comprese subito che nulla aveva da temere e rimase a fissarlo. A lungo si guardarono Lupo e il suo animale preferito. Poi il lupo piegò la testa e continuò la sua strada. Sorrise Lupo e fu contento di quell’incontro e pensò che da oggi non sarebbe stato più solo e questo pensiero gli rallegrò la giornata.
La ricerca dell'eternità
Gaetano Tufano