Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Capitolo tratto dal volume "La ricerca dell'eternità"
Quindi l’ali sicure all’aria porgo
né temo intoppo di cristallo o vetro:
ma fendo i cieli, e a l’infinito m’ergo.
E mentre dal mio globo a l’altri sorgo,
e per l’etereo campo oltre penétro
quel ch’altri lungi vede, lascio a tergo.
De l’infinito, universo e mondi, Giordano Bruno
“Lupo, il pezzo che mi hai dato da leggere l’ultima volta è veramente commovente. È riferito ad Aida, vero?”
“Proprio così, Ale, è chiaramente lei che aleggia in quel racconto. Non potrebbe essere diversamente. Penso però di essermi impegnato nel tentativo di rendere il meno possibile soggettivo e personale la perdita dell’amata e l’inguaribile nostalgia che ne deriva. L’ho scritto durante la vacanza in Grecia. Aida non c’era mai stata, desiderava molto vedere la culla della nostra civiltà. Avremmo dovuto andarci insieme quest’anno, avevamo già programmato tutto, e invece ci sono andato da solo.
Mi trovavo ad Acrocorinto. Era una bellissima serata di fine luglio, avevo preso un piccolo albergo che dava sui resti dell’acropoli dell’antica Corinto. Dalla mia camera potevo vedere il tempio dedicato ad Apollo e la sera potevo ammirare lo spettacolo del tramonto che arrossava il tempio. Il racconto inizia con riferimenti al viaggio a Parigi che abbiamo fatto insieme lo scorso Natale. Vedevo Aida piena di gioia, mi sembrava si trovasse a suo agio in quella città e ho immaginato che quello fosse il suo mondo e che io fossi inadeguato a lei. Invece io mi sento più legato a mondi più semplici, come la Grecia e la sua antica civiltà. È per questo che ne parlo come della mia patria d’elezione. Infine, parlo del ritorno nella mia vecchia casa di Milano. Tra l’altro, non so se ti ho già detto che da quando lei non c’è più mi sono trasferito nuovamente in città. Non aveva più senso rimanere a Lugano, ma per adesso non ho disdetto l’affitto. Quella casa realizza un mio antico sogno, la conserverò per qualche tempo. Ci ritornerò di tanto in tanto, o forse per sempre, un giorno.”
Camminarono per un pezzo in silenzio i due amici. Lupo stentava a riprendersi dopo la perdita di Aida, accaduta tra l’altro pochissimo tempo dopo l’altra grave perdita. Nel giro di pochi mesi era stato privato di due tra i più importanti affetti della sua vita.
Alessandro si adoperava per rendere meno pesanti i giorni difficili del suo amico, ma non era semplice trovare parole di consolazione per eventi così definitivi. Definitivi? Sono proprio definitivi? Si chiese Alessandro e pensò che questo poteva essere uno spunto di discussione con Lupo, che tra l’altro avrebbe consentito al suo amico di dar sfogo alle potenti emozioni che lo laceravano. Due gravi lutti pressoché contemporanei gettano a terra chiunque. Forse qualche riflessione di carattere filosofico poteva aiutarlo a dare alla sua sofferenza una dimensione più alta, a elevarla a un livello superiore, a condurla nei luoghi dove confiniamo il dramma dell’esistenza, la tragedia della morte e le velleità escatologiche.
La lunga passeggiata, nella splendida serata appena dopo Ferragosto a Milano, era l’ideale per stimolare profonde riflessioni. Solitamente il ritrovo era la via Settembrini, dove si trovava uno dei loro abituali ristoranti. Dopo cena, come d’abitudine, s’incamminavano lungo via Lazzaretto, arrivavano ai Bastioni di Porta Venezia e da qui costeggiavano tutto il perimetro dei giardini pubblici fino a ritornare nuovamente in via Lazzaretto e quindi in Settembrini, dove lasciavano le loro auto. Alessandro guardò il volto del suo amico e sentì profonda pena per i suoi occhi lucidi. Tuttavia, si fece forza e provò a intavolare il discorso.
“Lupo, perdonami, ma è giocoforza in questi momenti pensare a cosa sia veramente accaduto ai nostri cari e chiedersi dove sono ora. Quando morì mia madre, noi di famiglia predisponemmo un funerale religioso per rispetto delle sue volontà, ed io ricordo che, durante l’omelia, nel punto in cui il prete diceva che mia madre non era morta, ma era passata alla vita eterna e che un giorno ci saremmo ricongiunti, mi commossi visibilmente, e questo nonostante io sia da secoli un ateo irreversibilmente convinto. Tu, come hai vissuto questi lutti da questo punto di vista?”
Lupo guardò mestamente il suo amico, e prima di parlare, cercando di non farsi notare, fece un lungo respiro ed emise un colpetto di tosse per schiarire la voce.
“Ti confesserò, Ale, che ho affrontato un discorso del genere con mio padre, proprio poche ore prima della sua morte. Ero preso da totale sconforto, stava per andarsene, non lo avrei più rivisto. È una condizione sovrumana, non sopportabile e io scioccamente pensai che parlarne fosse l’unico modo per affrontare quei momenti. E così invece di cercare di distrarlo il più possibile lo misi di fronte a quanto stava per accadergli. Ma lui dimostrò di avere una forza d’animo oltre ogni immaginazione. Mi rispose con grande serenità che non sapeva con certezza dove stesse andando, che non sapeva né quando, né sotto quale forma, ma che era sicuro che ci saremmo rivisti. Questo mi ha detto, amico mio. E tu sai benissimo che mio padre non era credente, non ha mai dimostrato dubbi in proposito. Ha fermamente voluto funerali laici. Inoltre, lui era iscritto nelle liste della massoneria, questo lo avevi capito, non è vero?”
“Lucio era davvero un granduomo. Non me lo avevi mai detto apertamente, ma lo avevo intuito. Quella volta che mi hai raccontato della cena e della discussione con esponenti della massoneria, mi avevi detto che erano amici di tuo padre, ero convinto che questa fosse un’implicita ammissione. Però, tornando a quanto ti ha detto tuo padre, devo confessarti che anch’io sul letto di morte, ammesso di avere la forza che ha avuto tuo padre, vorrei dire qualcosa del genere ai miei figli, che io ci creda o meno. Scusami se sono indelicato, ma a volte una pietosa menzogna può essere di grande consolazione. Inoltre, visto che nessuno sa veramente cosa accade dopo la morte, lasciare aperto uno spiraglio ha perfettamente senso e fa bene a tutti. Mi dispiace davvero di essere indelicato, Lupo, ma devo essere sincero e devo ripeterti per l’ennesima volta che sono convinto che siamo soltanto macchine, macchine complesse quanto vuoi, ma nulla di più. Tra l’altro a proposito di massonerie e di massoni, mi hai fatto venire in mente la leggendaria risposta che Voltaire in punto di morte pare abbia dato al prete che gli chiedeva se volesse confessarsi e rinunciare a Satana. Ebbene, ti ricorderai che si dice che Voltaire ebbe a rispondergli: «Caro signore, le sembro nelle condizioni di farmi ulteriori nemici?»“
“Capisco ciò che dici, può darsi che tu abbia ragione. Però per qualche tempo, per cortesia lasciami la convinzione che sono perfettamente plausibili quelle teorie che sostengono che il tempo e lo spazio siano soltanto modalità cognitive e che non esiste alcuna realtà oggettiva indipendente dal Nous dell’osservatore e dalla vita animale da esso sostenuta e di conseguenza il Nous non può spegnersi perché si spegnerebbe l’intero teatro in cui la commedia viene rappresentata. In questo triste frangente mi ritrovo spesso a ripensare a quella bellissima immagine con cui Severino rappresenta gli “eterni”: «se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto»4.
Non riesco a concepire che Aida non esista più, lasciami pensare che come una splendida stella sia tramontata oltre l’orizzonte e che la vedrò risorgere quando anch’io finalmente varcherò l’impervia soglia del tramonto, lasciami pensare che di nuovo potrò ascoltare le misurate parole di mio padre, sature d’intelligenza e di affetto.”
“E sia, Lupo. Quand’ero bambino avevo, chissà perché, la ferma convinzione che il nostro destino dipendesse dalla nostra più intima volontà e che in qualche modo fosse questa a determinare la nostra realtà. Chissà che non sia davvero così.”
“Bisognerebbe restare bambini, Ale. Ciò che impariamo crescendo passa dai sensi e dalla ragione e francamente io ho sempre sospettato che probabilmente le conoscenze così acquisite vadano a sostituirsi o a sovrapporsi a qualche innata forma di conoscenza pre-razionale e pre-sensoriale, e così ci abituiamo a identificare la realtà con i fenomeni che i nostri miseri sensi sono in grado di farci percepire e ricacciamo indietro le nostre facoltà innate come frutti deteriori dell’irrazionale. Ci sono numerose figure, tra filosofi, psicologi e anche neuroscienziati che supportano l’idea che i bambini abbiano una conoscenza originaria, profonda, non riducibile alla razionalità o ai sensi.
Mi viene in mente un bellissimo passo di Emerson che recita più o meno: «L’influenza dei sensi ha nella maggior parte degli uomini sopravvento sulla mente, a tal punto che le muraglie del tempo e dello spazio sono arrivate a sembrare solide, reali e insormontabili; e parlare con leggerezza di tali limiti è nel mondo segno di pazzia»5.”
“Ora però siamo cresciuti e dovremmo cercare di rientrare negli angusti ranghi concessi alla nostra limitata natura animale di adulti, anche se solo pragmaticamente, tanto so bene che tu non ti arrenderai e che continuerai a cercare quel segreto passaggio che trapassa i diversi mondi e li congiunge unificandoli.”
“Forse, caro Alessandro, Aida e mio padre hanno trovato quel passaggio segreto.”
La ricerca dell'eternità
Gaetano Tufano