Nota dell'autore all’edizione del 2025

 

 

Nel capitolo Dolce fumo di pipa è presente una finzione letteraria. Un giovane studente universitario, Gabriele, laureando in filologia classica, incontra Fortunato, un docente di storia, e insieme svolgono una serie di lunghe e approfondite ricerche sulla nascita del cristianesimo. Nell’intento dell’autore, questa finzione doveva supportare la tesi secondo cui indagini storiche e filologiche su ciò che rimane delle fonti antiche primarie, relative al periodo a cavallo dell’inizio dell’era cristiana, avrebbero dimostrato la fragilità, se non l’inconsistenza, della narrativa neotestamentaria e della successiva letteratura cristiana che su di essa si fonda. Tale tesi ha preso corpo in anni di ricerche approfondite e accurate, condotte in collaborazione con Fausto Tufano — già autore della prefazione a questo romanzo — insegnante di storia e di filosofia nei licei. Le risultanze di queste ricerche paiono indicare significative lacune storiche riguardanti fatti fondamentali per la religione cristiana che finiscono per apparire non più così fondati come si potrebbe immaginare, bensì confusi, apologetici e talvolta volutamente orientati. Per l’autore, la comprensione dei fatti che determinano la nascita del cristianesimo e soprattutto la verità storica circa la figura del Cristo, suo ispiratore, rivestono fondamentale importanza per sostanziare e validare la fede che il credente ripone nella propria religione. Per questo motivo nella trama del romanzo si fa riferimento al lavoro storico e filologico, compiuto da Fortunato e Gabriele, su fonti primarie nelle principali lingue antiche del Mediterraneo e del Medio Oriente, di cui evidentemente il romanzo nulla può raccontare. La trama si limita a suggerire che i risultati di un tale lavoro porterebbero ad avvalorare la tesi sostenuta dal romanzo.

La prima stesura del presente romanzo risale circa al 2010 e quindi le prime ricerche dell’autore sul cristianesimo antico e sulla figura di Cristo risalgono a qualche anno prima. Sempre nel capitolo Dolce fumo di pipa, subito dopo l’incontro tra lo storico e il laureando filologo classico, Fortunato, lo storico, esprime stupore per quell’apparente fortuito incontro con una riflessione profetica “il caso a volte non sta molto attento a dissimulare i suoi fini”.

Oggi, a distanza di circa quindici, anni va detto che questa affermazione, che sembra davvero avere il sapore di una junghiana coincidenza sincronistica, è tanto più vera in quanto intorno al 2020, all’autore di questo romanzo è capitato davvero di conoscere, in modo del tutto casuale, uno storico e filologo che per oltre cinquantacinque anni ha lavorato sulla cultura persiana, sulla Bibbia e sull’ellenismo romano, sulla base di Filone Alessandrino, di Giuseppe Flavio e del Talmud babilonese, e quindi su tutta l’area culturale classica — storica, retorica e filosofica, oltre che economico-sociale, con l’ausilio della numismatica e dell’archeologia — e infine sulle origini del cristianesimo.

In questi ultimi anni, dunque l’autore ha potuto beneficiare di numerose conferme storiche e filologiche che avvalorano la tesi sostenuta dal suo romanzo. L’impianto narrativo rimane dunque invariato grazie anche alla sua natura essenzialmente concettuale e ne esce addirittura rafforzato grazie al caso che ha voluto trasformare una finzione letteraria in realtà.


 

Caravaggio, 20 giugno 2025


Gaetano Tufano