Nota dell'autore all’edizione de La verità è una bugia del 2026
Nel capitolo Dolce fumo di pipa è presente una finzione letteraria. Un giovane studente universitario, Gabriele, laureando in filologia classica, incontra Fortunato, un docente di storia, e insieme conducono una serie di lunghe e approfondite ricerche sulla nascita del cristianesimo. Nell’intento dell’autore, questa finzione intendeva sostenere la tesi secondo cui indagini storiche e filologiche su ciò che rimane delle fonti primarie antiche relative all’inizio dell’era cristiana avrebbero dimostrato la fragilità, se non l’inconsistenza, della narrativa neotestamentaria e della letteratura cristiana successiva fondata su di essa. Tale tesi si è sviluppata nel corso di anni di ricerche approfondite e accurate, condotte in collaborazione con Fausto Tufano, insegnante di storia e di filosofia nei licei, già autore della prefazione a questo romanzo. Le risultanze di queste ricerche individuano, da un lato, significative lacune documentarie, riguardanti fatti fondamentali per la religione cristiana, che ne minano l’affidabilità esponendo l’intera narrazione cristiana a forti dubbi; dall’altro lato, mettono in evidenza che i documenti neotestamentari, non più confortati da riscontri indipendenti contemporanei, diventano irrimediabilmente autoreferenziali. Di conseguenza, l’intera letteratura cristiana delle origini appare marcatamente apologetica e volutamente orientata. Per l’autore, la comprensione dei fatti che determinano la nascita del cristianesimo, e soprattutto la verità storica circa la figura del Cristo, rivestono fondamentale importanza per sostanziare e validare la fede che il credente ripone nella propria religione. Per questo motivo, nella trama del romanzo si fa riferimento al lavoro storico e filologico, compiuto da Fortunato e Gabriele, su fonti primarie nelle principali lingue antiche del Mediterraneo e del Medio Oriente, di cui evidentemente il romanzo nulla può raccontare. La trama si limita a suggerire che i risultati delle ricerche porterebbero ad avvalorare la tesi sostenuta dal romanzo.
La prima stesura del presente romanzo risale circa al 2010, e quindi le prime ricerche dell’autore sul cristianesimo antico e sulla figura di Cristo risalgono a qualche anno prima. Sempre nel capitolo Dolce fumo di pipa, subito dopo l’incontro tra lo storico e il laureando filologo classico, Fortunato esprime stupore per quello che sembra essere un incontro fortuito, con una riflessione profetica: “Il Caso a volte non sta molto attento a dissimulare i suoi fini.”
Oggi, a distanza di circa quindici anni, questa affermazione ha il sapore di una junghiana coincidenza sincronistica poiché intorno al 2020, all’autore di questo romanzo, è capitato di conoscere in modo del tutto casuale uno storico e filologo che per oltre cinquantacinque anni ha lavorato sulla cultura persiana, la Bibbia e il mondo romano, sulla base di Filone Alessandrino, di Giuseppe Flavio e del Talmud babilonese, e quindi su tutta l’area culturale classica – storica, retorica e filosofica, oltre che economico-sociale, con l’ausilio della numismatica e dell’archeologia – e infine sulle origini del cristianesimo.
In questi ultimi anni, dunque, l’autore ha potuto beneficiare di numerose conferme a supporto delle tematiche sulle quali era stato concepito il romanzo. I presupposti narrativi rimangono dunque non solo invariati in virtù della loro natura squisitamente concettuale, ma ne escono addirittura rafforzati grazie al caso che ha voluto trasformare una finzione letteraria in realtà.
Caravaggio, 20 giugno 2025
Gaetano Tufano