Mi è sempre sembrato paradossale che un partito di governo potesse chiamarsi Partito Rivoluzionario Istituzionale1. Dal punto di vista linguistico mi sembra un salto mortale, più che un semplice ossimoro. Sarebbe come dire Partito della Rivoluzione Continua, cosa che fa pensare che nella sede di quel partito non si sta mai fermi, oppure, al contrario, fa venire in mente il Motore Immobile di aristotelica memoria, introdotto per evitare un infinito regresso della catena delle cause del movimento. Se invece prescindiamo dal significato letterale del termine, il rinnovamento continuo di un partito politico al fine di includere le nuove istanze che emergono nel tempo a tutti i livelli della popolazione sarebbe non solo auspicabile, ma anche obbligatorio.
Le società sono naturalmente in continua trasformazione, le nuove generazioni sono portatrici di nuove istanze, nuove idee e aspirazioni. Le nuove scoperte e l’avanzamento tecnologico modificano continuamente il tessuto sociale. Mentre le istituzioni faticano a recepire i cambiamenti e le nuove tendenze sociali, alcuni partiti politici mostrano, apparentemente e soprattutto durante le campagne elettorali, una sorprendente capacità di interpretare le esigenze e la volontà della società. Soprattutto negli ultimi decenni è possibile notare un aumento della reattività attraverso la quale i partiti sembrano rispondere ai temi più scottanti sentiti dall’elettorato. Com’è possibile questo? Cosa è cambiato? Stanno davvero operando per rispondere alle genuine istanze che emergono dalla società oppure, come qualcuno sostiene, operano su situazioni che sono di loro interesse inducendoci a percepirle come fossero nostre esigenze? Il potere, i partiti sono davvero in grado di orientare le nostre opinioni?
Fino a qualche decennio fa, la questione era relativamente semplice. Stando agli studi di McCombs e Shaw2 (agenda setting), i partiti hanno una limitata capacità di modificare direttamente le opinioni dell’elettorato ma sono molto efficaci, attraverso i loro organi di informazione, nel determinare quali temi debbano essere percepiti come prioritari nel dibattito pubblico, selezionando tra le problematiche esistenti a livello sociale quelle di loro interesse. In questo modo gli argomenti proposti diventano immediatamente quelli più dibattuti e le problematiche ad essi connesse percepite come prioritarie. È importante notare che quando a stabilire l’agenda sono gli organi di governo è giocoforza impossibile per l’opposizione ignorare il dibattito, e anche il tentativo di spostare l’agenda su altri temi viene percepito come debolezza sul tema in questione.
Negli ultimi decenni l’avvento dei social ha sostanzialmente modificato queste dinamiche rendendole più complesse. I partiti sono ancora in grado di proporre i temi di loro interesse, ma se un tempo questo flusso, veicolato dagli organi di informazione tradizionali, era prevalentemente unidirezionale, oggi i temi vengono immediatamente intercettati dai social e dai vari influencer e veicolati capillarmente dagli algoritmi sul web. In questo spazio virtuale, per mezzo delle comunità online i temi entrano in una sorta di frullatore dal quale fuoriescono arricchiti di contributi che i partiti sono in grado di intercettare. Le informazioni adesso quindi sono bidirezionali e soprattutto sono velocissime. Ma vediamo più in dettaglio cosa accade.
Il governo e i partiti politici, sia di maggioranza che di opposizione, hanno la necessità di veicolare campagne tematiche di loro interesse per forzare il dibattito sulle questioni che considerano strategiche politicamente. Naturalmente il governo e i partiti di governo hanno una maggiore forza impositiva che consente loro di stabilire l’agenda, il tema che desiderano venga dibattuto. (Agenda Setting).
Il tema scelto risponde sempre a precise logiche, far parlare dei successi del governo in qualche area, evidenziare qualche fallimento degli oppositori politici, focalizzare il dibattito su questioni marginali per distrarre l’attenzione da qualche tema scottante, portare in evidenza problematiche a loro care attraverso l’enfatizzazione di qualche fatto di cronaca.
I temi proposti non sono mai proposti in modo neutro, vengono sempre corredati da cornici interpretative (framing) che determinano il “come ne parliamo”, che successivamente diventerà il criterio di valutazione della politica rispetto a un dato tema (priming). Prendiamo a titolo di esempio il tema del cambiamento climatico (agenda setting: cambiamento climatico), se per tre settimane si continuasse a parlare dello scioglimento dei ghiacciai (framing: emergenza ambientale) cominceremmo a percepire il cambiamento climatico come il problema più importante e urgente e tenderemmo a valutare l’operato del governo soprattutto sulla capacità di affrontare il cambiamento climatico (priming: criterio con cui tenderemo a valutare l’operato del governo). La conseguenza? Il cambiamento climatico balzerebbe in testa a tutte le nostre altre preoccupazioni lasciando in secondo piano i problemi economici, le tasse, il carovita eccetera.
Secondo il rapporto Censis 2026 sulla comunicazione3 sette italiani su dieci includono i Reel4 tra le possibili fonti di informazione sul dibattito politico. Il web diventa dunque l’agorà greca o il comizio romano. Dunque un’importante quota della popolazione viene in qualche misura raggiunta e informata attraverso queste tecnologie. Le novità rispetto ai tradizionali organi di informazione riguardano essenzialmente due componenti. La prima è senz’altro l’aumento del bacino di utenza, la seconda riguarda la possibilità di condurre analisi sulle interazioni consentendo alla politica di avere utili indicazioni sul polso della società in relazione ai temi dibattuti (sentiment analysis).
Le piattaforme sociali, quindi, contribuiscono ampiamente a creare opinione e soprattutto, per loro natura, ad accentuare la polarizzazione dei dibattiti, poiché la loro vocazione è suscitare sentimenti (positivi o negativi) che ne aumentino la visibilità. I social hanno anche introdotto dei cambiamenti rispetto alle logiche di proposta dei temi da dibattere, perché oltre al ruolo ancora centrale dei partiti nel proporre temi, si sono aggiunti nuovi attori, creator digitali, community online che tradizionalmente non potevano accedere al dibattito politico.
Gli algoritmi sono anche responsabili di vari altri effetti della vita politica odierna. Tra questi vi è la frammentazione delle informazioni condivise. Non esiste più una sola piazza, ma tanti spazi paralleli con contenuti differenti che seguono le preferenze degli utenti. Il risultato è che ognuno di noi all’interno della propria piazza incontra solo raramente pareri contrari, e le nostre convinzioni non potranno essere scalfite dal dubbio, ma saranno sempre di più rafforzate per effetto della psicologia che ci induce a privilegiare informazioni coerenti con quanto già sapevamo (bias di conferma). Con il conseguente rischio di radicalizzazione della piazza relativamente a un dato tema.
Inoltre, in una piazza omogenea si produce l’illusione del consenso, ovvero ci sembra che tutti la pensino come noi (false consensus effect) favorendo la nascita di un’identità di gruppo all’interno del quale il criterio di verità delle nostre convinzioni da eventuali verifiche fattuali viene sostituito dalla fiducia nel gruppo di appartenenza (identity-protective cognition). La verifica si trasforma in che cosa dice il mio gruppo su un tale argomento e non ci si preoccupa di cercare conferme esterne. Un altro fenomeno è la diminuzione della complessità cognitiva, vale a dire la capacità di valutare contemporaneamente più interpretazioni dello stesso fenomeno.
Il ruolo degli algoritmi diventa chiaramente molto importante nella formazione delle nostre opinioni e lo diventerebbe ancora di più qualora tali algoritmi fossero utilizzati per l’orientamento dell’opinione pubblica da parte di apparati politici, economici o istituzionali. Questo fa nascere una riflessione obbligatoria, un tempo ci domandavamo chi controllava i giornali che leggevamo, i programmi televisivi che guardavamo, oggi oltre a questo dovremmo domandarci chi controlla la creazione degli algoritmi visto che possono influenzare in modo significativo le piazze in cui nascono e si sviluppano le opinioni politiche.
Forse la conclusione che se ne può trarre è che il potere oggi consiste, di fatto, nella capacità di determinare il visibile, cioè ciò di cui si discute e nella capacità di determinare le categorie attraverso le quali interpretare la società in cui viviamo.
Caravaggio 08 luglio 2024
G. Tufano
1. Il Partito Rivoluzionario Istituzionale è un partito messicano che nasce nel 1929, per dare rappresentanza ai superstiti della rivoluzione messicana. È rimasto al potere fino al 2000.
3. - 21o Rapporto Censis sulla Comunicazione 2026
https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/04/Sintesi-Rap-Com-2026.pdf - Pag. 10
4. Reel, breve video veicolato su vari social.
Caravaggio 25 luglio 2024
G. Tufano