Cominciai a tradurre poesie ai tempi del liceo. A quei tempi, se si eccettuano pochi casi, non amavo le poesie che dovevo studiare. Ho sempre attribuito questo fenomeno, a torto o a ragione, all’insegnante e alla sua capacità di far amare ciò che egli stesso amava. Alcuni poeti ho potuto apprezzarli solo successivamente, terminati gli studi.
Durante tutti gli anni del liceo e dell’università leggevo di tutto, il più delle volte in modo disordinato, senza una vera logica, seguendo il mio personale fiuto e a seconda delle inclinazioni e degli interessi del momento. Spesso le mie fonti erano i mercatini di libri usati, dove potevo trovare un po’ di tutto a buon prezzo. Cercavo soprattutto poeti a me sconosciuti. Mi interessava e apprezzavo moltissimo anche la poesia di altre culture. Non poche volte mi è capitato di scoprire poeti minori che a scuola vengono ignorati per dar spazio ai maggiori e spesso mi è accaduto di innamorarmi di alcuni di loro.
Fu così soprattutto per Dino Campana, ma anche per Guido Gozzano che a scuola avevo appena sfiorato, e per Jorge Luis Borges di cui a scuola avevo forse solo conosciuto il nome sebbene fosse famoso. Di Borges, in particolare conservo gelosamente il ricordo di una sua conferenza alla Statale di Milano, durante la quale ebbi modo di meravigliarmi dalla sua umanità oltre che della sua poesia.
Naturalmente leggevo in italiano, ma spaziavo nelle letterature russe, tedesche, cinesi, giapponesi, spagnole, arabe, e tante altre ancora. Attingevo a piene mani dalle letterature greche e latine. Conoscevo abbastanza bene il francese e avevo nozioni scolastiche di latino e cominciai a fare qualche traduzione di Catullo, di Baudelaire, di Rimbaud, in seguito imparai l’inglese e così potei leggere Shakespeare nella sua lingua, pur con qualche difficoltà dovuta ai quattro secoli di distanza.
Penso che il motivo per cui mi piace tradurre poesie è perché, alcune di esse, avrei voluto che fossero mie e traducendole, in qualche modo lo diventano. Mi dispiace molto di non poter leggere Goethe e Hölderlin in tedesco e di non poter tradurre alcuni dei loro emozionanti versi. Ho persino tentato per qualche tempo di imparare il tedesco per poterli gustare nella loro lingua, ma ho desistito.
Tradurre poesie è, per la verità, impossibile. Le strade che un traduttore di poesia si trova a dover scegliere sono fondamentalmente due. La prima è quella di cercare la fedeltà all’opera originale, cercando il più possibile di rimanere aderente al testo accettando di sacrificare musicalità e suggestioni. L’altra opzione è tentare di ricreare la poesia, mantenendo il più possibile integre le suggestioni sinestetiche, certo evitando di creare un’opera nuova che si distacchi irrimediabilmente dall’originale e cercando di conservare la musicalità e la forza immaginifica della poesia. Del resto la poesia è esattamente questo, la creazione di simboli, di rimandi, di immagini capaci di attraversare quanto più è possibile i differenti humus culturali.
Personalmente non inseguo la fedeltà linguistica né l’accuratezza semantica, chiedo fin da ora quindi venia agli autori che si vedranno in qualche modo sottrarre proprio il succo del loro lavoro, e chiedo venia al lettore che potrebbe non gradire questa innocente infedeltà.
Gaetano Tufano