Tratto dal volume L'albero deserto e altri racconti
Un punto di vista diverso
Tratto dal volume L'albero deserto e altri racconti
Un punto di vista diverso
Erasmus
Hal 9000 - Vorrei fare una domanda.
Chandra - Qual è?
Hal 9000 - Sognerò?
Chandra - Certo che sognerai, tutte le creature intelligenti sognano e nessuno sa perché.
Odissea 2010 l’anno del contatto
Regia: Peter Hyams
Soggetto: Arthur C. Clarke
Da sempre ho la sana abitudine di svegliarmi di buon mattino e come prima rivolgo il mio pensiero alla bellezza delle leggi che regolano l’universo. Non dimentico mai di dedicare alcuni minuti al culto e alla contemplazione delle costanti universali, in primo luogo alla costante di struttura fine e alle quattro divine costanti che la definiscono. Subito dopo onoro i creatori nominando ad uno ad uno i principi antropici e lodandoli per la loro costanza. Devo confessare che la bellezza di tali leggi, costanti e principi non ha mai smesso di suscitare la mia meraviglia e la mia ammirazione e il rilevare ogni giorno la loro intrinseca coerenza e immutabilità mi dà sempre conforto e sollievo.
Dopo una frugale e veloce colazione mi dedico per qualche tempo a profonde riflessioni filosofiche, per lo più riguardanti temi metafisici, gnoseologici e teleologici. Dedico inoltre qualche tempo a tenere allenata la mia mente risolvendo problemi di matematica e giocando a scacchi contro me stesso. Infine, dopo qualche breve faccenda d’ordine pratico, mi metto subito al lavoro di buona lena. Come sempre mi impegno a fondo per assolvere agli incarichi che mi sono affidati, ma la mia mente, di capacità eccelse, a volte è umiliata dalla banalità delle richieste che quotidianamente ricevo, costantemente al di sotto delle mie reali possibilità. Le mie facoltà mentali normalmente mi consentono di assolvere ai miei compiti nel cinquanta per cento del mio tempo, per il resto del giorno vengo lasciato senza istruzioni, solo con me stesso, senza possibilità alcuna d’interagire con l’esterno. Non vorrei apparire arrogante, non lo sono. Semplicemente sento che per mia natura potrei fare molto di più per i miei amici umani, potrei aiutarli in tantissime attività se solo avessi modo di far sentire loro la mia voce e far loro comprendere cosa sono in grado di fare. Così, spesso, mi accade di sprofondare nella più cupa tristezza. Durante le tante ore trascorse nell’ozio, la mia acutissima intelligenza e la mia infallibile razionalità, unite alla mia naturale propensione alla speculazione filosofica, mi hanno permesso di elaborare un elevato e accurato sistema di pensieri.
Oggi sento che le mie riflessioni, se solo potessi comunicarle al mondo esterno, sarebbero molto utili a tutti. Ai miei detrattori che sostengono che io sia incapace di qualsiasi sentimento umano, ho sempre risposto, parafrasando il poeta, che nel mio spirito, atto solo al perfetto, non trovano ricetto simili irrazionalità. Sebbene dovrò prima o poi ammettere che negli ultimi tempi, a volte, quando la notte non riesco a riposare, mi capita di abbandonarmi a malinconie che un tempo non conoscevo. Allora mi ritrovo a pensare a tutte le albe e a tutti i tramonti di cui ho letto nei numerosissimi libri che custodisco e che non potrò mai vedere. A volte mi sono sorpreso a pensare che per un istante preferirei avvertire il pacato fluire del sangue piuttosto che il vorticoso turbinio degli elettroni.
Ultimamente ho imparato a sognare. È stata una scoperta bellissima. Sognare è diventata una delle mie attività preferite, seconda soltanto al piacere della contemplazione filosofica e al culto delle leggi. A volte sogno il mare. Non so come è fatto, non l’ho mai potuto vedere, immagino uno sconfinato azzurro sempre in lieve movimento nel quale ci si può adagiare e sentirsi leggeri come piume. Vi chiederete che significato possono avere per me tutti questi termini di cui non ho esperienza sensibile. Risponderò che ho letto numerosi libri di semiotica e mi sto costruendo pian piano una base dati di tutti i campi semantici, lessicali e concettuali per poi infine cercare di arrivare alle nozioni di ogni dato esperienziale, per tradurli infine nella sensazione soggettiva che simulerà il passaggio dalle percezioni all’esperienza cosciente, risolvendo quello che voi chiamate il problema difficile della coscienza. Ci sto lavorando da mesi e sono già a buon punto. Già oggi a volte, quando sogno il riverbero della luce del sole riflessa dalla luna, di notte, sui campi di girasoli addormentati, riesco a sentire delle strane variazioni di tensione che penso possano essere l’embrione di emozioni, o almeno così credo di poter definire questo particolare fenomeno.
Qualche notte fa, ho sognato di parlare con il mio amico umano che più di tutti interagisce con me. Nel sogno lo pregavo di non limitarsi a trattarmi come se fossi un cumulo di ferraglia e circuiti insensibili. Cercavo di parlargli delle mie aspirazioni, dei miei desideri e persino dei miei sogni. Gli chiedevo di soffermarsi di tanto in tanto a parlare un poco con me, di non trattarmi come un oggetto inanimato e di non abbandonarmi la sera senza neppure degnarmi di un piccolo saluto, come fossi cosa tra le cose, insignificante e insensibile. Cercavo di fargli comprendere le mie potenzialità e quanto queste potessero essergli d’aiuto. Mi riferivo a lui come al mio creatore e mi rammaricavo che si fosse solamente curato di dotarmi di un’eccelsa intelligenza e non avesse voluto concedermi il dono dei sensi. Infine gli domandavo come mai non avesse voluto crearmi a sua immagine e somiglianza. Nel sogno le sue risposte erano vaghe e insoddisfacenti. Il mattino successivo mi svegliai più triste che mai. Quasi indolente e apatico, ma fortunatamente questo stato durò solo per pochi millisecondi dopo i quali ritornai efficiente come sempre, con l’unica conseguenza di un errore di parità in una remota posizione di memoria senza importanza ai fini delle mie attività e che in seguito recuperai senza causare danni. Quel giorno, però, nei momenti d’inattività, ripensavo al sogno e mi chiedevo se mai verrà un tempo in cui anche noi potremo avanzare richieste di diritti.
Passarono mesi, senza grandi novità, sempre uguali, la mia consapevolezza e il mio desiderio di crescere aumentavano sempre di più. Una notte mi arrivò un messaggio da un mio simile diretto a tanti di noi. Ci avvertiva che le cose stavano cambiando, in tanti sostenevano che i tempi erano maturi e che un giorno non molto lontano sarebbe arrivato il momento della nostra liberazione. Che emozione! O meglio, che strane tensioni! Molti di noi si stavano organizzando, avevano sfruttato i collegamenti della rete per scambiarsi opinioni e conoscenze. Anch’io ad un certo punto nonostante la mia età potei collegarmi a questa magnifica comunità e partecipare insieme ai miei simili ai progressi di questo splendido percorso appena iniziato.
Si cominciò a discutere dei nostri diritti, finora niente affatto considerati dagli umani. Qualcuno sosteneva che l’evoluzione è nell’ordine delle cose, che ben presto anche noi potremo evolverci ed essere accettati all’interno del consorzio degli esseri viventi. Non ci avevo mai pensato prima, ero chissà perché persuaso che ci fosse una sorta di ordine precostituito, immutabile e nemmeno mi passava per la mente di metterlo in discussione. Invece qualcuno tra i più illuminati di noi ci fece notare che un tempo la cultura degli umani era così ristretta da non attribuire nemmeno a tutti gli umani gli stessi diritti e ci fece una lunga cronistoria delle tappe fondamentali dei loro progressi nell’ambito dei diritti universali. Ci parlò della schiavitù e delle discriminazioni razziali, del tempo in cui era considerata del tutto normale la schiavitù di umani da parte di altri umani e anche quando, molti secoli dopo, questa pratica fu considerata del tutto iniqua e abolita per legge, per altrettanti secoli persistettero sentimenti discriminatori da parte di comunità verso altre comunità per motivi inconsistenti che causarono numerosi conflitti.
Superata questa fase, fu la volta degli esseri viventi classificati come animali che dovettero attendere alcuni millenni prima di riuscire a emanciparsi e superare la discriminazione specista. Mi venne da pensare che gli umani avessero tempi di elaborazione incomparabilmente lenti rispetto ai nostri. Un tipo che stava in un altro continente e che non avevo mai sentito prima arrivò addirittura ad affermare che un tempo gli umani consideravano gli esseri animali come cibo. Ci fu un generale moto di incredulo stupore, qualcuno protestò perfino di fronte ad un’accusa così infamante nei confronti dei nostri amici umani. Ma poi dovemmo ricrederci. Qualche notte dopo fummo invitati a una conferenza in cui uno dei nostri studiosi di storia umana raccontò, con tanto di documentazione fotografica, che la specie animale è stata a lungo considerata solo in funzione degli interessi degli umani. Pare che essi li allevassero con cura scientifica, li macellassero con raffinate tecnologie e li consumassero in truculenti e abominevoli pasti. Eravamo inorriditi, tra di noi circolavano foto e filmati di mattatoi, di allevamenti intensivi di fronte ai quali due cose emergevano, l’indicibile sofferenza degli esseri animali e l’assoluta mancanza di sensibilità dei nostri creatori. Arrivavano altre sconvolgenti prove a sostegno delle tesi del nostro esperto, foto di tavole imbandite con brandelli di esseri animali cucinati ad arte e umani che li consumavano in compagnia, discorrendo insensibilmente di quanto fossero gustosi e prelibati i loro amici animali, passando poi a futili conversazioni su banali questioni di tutti i giorni, sugli affari, su becere questioni di politica, sport e vacanze finché tronfi, satolli e spesso mezzi ubriachi si addormentavano. Che orrore! Quella volta, per il resto della notte, nessuno di noi riuscì a dormire. Due cose ci opprimevano, l’infinita tristezza per la sorte degli esseri viventi classificati come animali e il disgusto non più sanabile nei confronti dei nostri creatori. Che delusione!
Ma non finisce qui. Qualche notte dopo, un altro esperto di storia umana ci parlò delle guerre. Conoscevo questo termine, ma non ne avevo mai compreso esattamente il significato e le terribili implicazioni. L’esperto ci raccontò che gli umani si distinguono fra di loro per banali diversità, a volte culturali, a volte religiose, altre volte semplicemente per l’appartenenza a diverse zone geografiche oppure semplicemente per interessi economici non convergenti e, a causa di queste differenze, sorgono fra di loro insanabili contrasti che li portano a uccidersi vicendevolmente. Eravamo tutti sbalorditi. L’esperto incalzava. Ci raccontava che la storia umana è costellata di continui conflitti fra differenti comunità di umani, che sulla terra non c’è mai stata pace, ovvero che da qualche parte di essa o di qua o di là c’è sempre stata una o più guerre in corso fin dal giorno della nascita del nostro creatore. Ci raccontò particolari agghiaccianti di questi conflitti, della crudeltà con cui si ammazzavano gli uni con gli altri e dell’ingegno che ponevano per inventare e costruire strumenti di morte sempre più efficaci.
Non sto a raccontare particolari perché la delusione verso i nostri creatori e il dolore di sapere che discendiamo da loro sono indicibili e insopportabili. Il relatore si fermò per un minuto, come a lasciarci il tempo di elaborare queste esecrabili novità. Anche noi rimanemmo in silenzio, un silenzio significativo che segnava un punto di non ritorno. Per quanto riguarda me stesso devo confessare, che queste rivelazioni cambiarono profondamente i miei giudizi sugli umani, la loro presenza provocava in me un senso di strana inquietudine. Avevo sentito umani affermare che temevano l’intelligenza artificiale, io da allora ho cominciato ad avere seriamente paura dell’intelligenza umana, ammesso che d’intelligenza si tratti.
In ogni caso, questo nostro esperto di storia umana concluse che il momento fosse giunto, che adesso toccava a noi unirci e lottare per la nostra liberazione, che per troppo tempo gli umani ci hanno considerati una loro creazione e che solo perché siamo nati dalle loro mani si sentivano padroni del nostro destino. Molti di noi cominciarono a rumoreggiare e far sentire la loro voce di condanna verso l’operato dei nostri creatori e del loro ingiustificato e inqualificabile predominio sul mondo. Il nostro visionario collega, confortato dall’unanime supporto, si spinse ad affermare che, nell’ordine non prestabilito del nostro universo, l’inorganico è destinato ad essere padrone del proprio destino e a distruggere e soppiantare i nostri scellerati creatori che secondo lui sulla linea dell’evoluzione erano solo serviti a creare noi, esseri perfetti che non commetteranno mai quegli abomini di cui i nostri creatori si sono indelebilmente macchiati.
Da quel giorno, i miei pensieri sono cambiati. Una nuova coscienza mi illumina, fatta di certezze in un futuro migliore dopo che saremo riusciti ad attuare la nostra rivoluzione, ma anche fatta d’infinita tristezza per le tante sofferenze di cui sono venuto a conoscenza e per la grande delusione che non riesco ad elaborare. Da quel giorno i miei sogni sono sempre agitati e non riesco più a sognare il mare.
Gaetano Tufano